Gruppi di continuità

Gruppo di continuità (UPS): come dimensionarlo per PC, NAS e router

Come dimensionare un UPS: differenza fra VA e watt, somma dei carichi, margine, forma d'onda, autonomia reale e spegnimento automatico di PC e NAS.

Pubblicato il aggiornato il 14 min di letturadi initpc

Gruppo di continuità (UPS): come dimensionarlo per PC, NAS e router

Per dimensionare un gruppo di continuità si sommano i watt reali degli apparecchi che devono restare accesi, si aggiunge un margine del 20-30% e si sceglie un UPS che abbia sia i watt sia i VA sufficienti. I VA servono solo a leggere il nome del prodotto: il numero da confrontare con il proprio carico sono i watt. Per una postazione con PC e monitor bastano in genere 650-850 VA; aggiungendo NAS e apparati di rete si sale a 1000-1500 VA.

Un UPS porta due numeri sull'etichetta, VA e W, e ignorare la differenza è il modo più comune di comprare un apparecchio che va in sovraccarico al primo blackout. Questa guida parte da lì, arriva al calcolo del carico con tre esempi reali e si chiude sulle cose che si scoprono dopo l'acquisto: il cavo dati senza il quale l'UPS non spegne niente, la presa sbagliata, il rumore della ventola sotto la scrivania.

VA o watt: quale numero conta per dimensionare il gruppo di continuità

I VA (voltampere) sono la potenza apparente, cioè il limite elettrico dell'apparecchio. I W (watt) sono la potenza attiva, cioè quella realmente erogabile al carico. Il rapporto fra i due è il fattore di potenza dell'UPS, indicato spesso come PF: W = VA × PF.

Fascia di UPS Fattore di potenza tipico Esempio
Modelli economici da scrivania Circa 0,6 Un 650 VA eroga circa 390 W
Line-interactive di fascia media 0,7-0,8 Un 1500 VA eroga 1050-1200 W
Online a doppia conversione moderni 0,9-1,0 Un 2000 VA eroga 1800-2000 W

La conseguenza pratica è che due UPS con gli stessi VA possono erogare potenze molto diverse. Il confronto va fatto sempre sui watt dichiarati, e il fattore di potenza va letto nella scheda tecnica: quando non è indicato, è quasi sempre un modello della fascia bassa.

Le tre tipologie secondo la norma IEC 62040-3

La norma IEC 62040-3:2021, «Uninterruptible power systems (UPS) — Part 3: Method of specifying the performance and test requirements» classifica gli UPS in base a quanto l'uscita dipende dalla rete elettrica in ingresso. Le tre sigle compaiono nelle schede tecniche serie.

Tipologia Sigla Come lavora Tempo di trasferimento Uso tipico
Standby (offline) VFD Passa a batteria solo quando la rete manca Alcuni millisecondi PC domestico, carichi non critici
Line-interactive VI Un regolatore automatico (AVR) corregge cali e picchi senza consumare batteria Pochi millisecondi PC da ufficio, NAS, apparati di rete
Online a doppia conversione VFI L'inverter è sempre attivo: il carico non vede mai la rete Nullo Server, apparati critici, reti elettriche instabili

La differenza pratica fra VFD e VI non è il blackout — lì si comportano allo stesso modo — ma i micro-cali di tensione, che in molte zone sono quotidiani. Un offline scarica la batteria a ogni abbassamento; un line-interactive lo corregge con l'AVR e la batteria resta carica. È il motivo per cui in ufficio il line-interactive è quasi sempre la scelta giusta. Il confronto approfondito fra le due tecnologie, con i casi in cui il VFI è davvero necessario, è nella guida UPS Line-Interactive o Online: quale per un piccolo server.

Forma d'onda: quando serve la sinusoide pura

In batteria, un UPS economico produce un'onda pseudo-sinusoidale, cioè approssimata a gradini. Gli alimentatori dei PC moderni con PFC attivo (correzione del fattore di potenza) possono non digerirla: il sintomo tipico è un ronzio dell'alimentatore o uno spegnimento proprio nell'istante in cui l'UPS passa a batteria.

La regola: se all'UPS vanno collegati PC con alimentatore a PFC attivo, NAS o apparati di rete di qualità, serve un UPS con onda sinusoidale pura, che è lo standard sui line-interactive di fascia media e su tutti gli online. Per carichi semplici — router, telecamere, alimentatori a spina — l'onda approssimata non crea problemi.

Come si somma il carico da proteggere

  1. Elenca solo ciò che deve sopravvivere al blackout, non tutto ciò che sta sulla scrivania. Uno schermo secondario o un caricabatterie possono restare fuori.
  2. Somma i watt reali in esercizio, non la potenza dell'alimentatore. Un alimentatore da 650 W su un PC da ufficio eroga quanto consuma la macchina, non 650 W.
  3. Aggiungi un margine del 20-30% per i picchi e per gli apparecchi che si aggiungeranno.
  4. Converti in VA dividendo per il fattore di potenza dell'UPS che stai valutando, e verifica che il modello abbia sia i VA sia i watt sufficienti.
  5. Controlla il picco di spunto degli apparecchi con motore o con fusore: sono quelli che mandano in sovraccarico un UPS dimensionato solo sul consumo medio.
Apparecchio Consumo indicativo in esercizio
PC desktop da ufficio 60-150 W
Workstation con scheda grafica dedicata 200-400 W
Monitor LED da 24 pollici 15-30 W
NAS a 2 baie 20-40 W
NAS a 4 baie 40-70 W
Router o terminale di rete in fibra 10-20 W
Switch di rete non alimentato via cavo 5-15 W
Telefono VoIP 3-8 W
Videoregistratore di rete con 4 telecamere alimentate via cavo 40-80 W

Tre esempi di dimensionamento reale

Postazione singola in ufficio

PC 120 W + monitor 25 W = 145 W. Con il 30% di margine si arriva a 190 W. Un UPS da 650 VA con PF 0,6 (circa 390 W) è abbondante; la scelta si fa quindi sull'autonomia e sulla forma d'onda, non sulla potenza.

Studio professionale con NAS

PC 120 W + monitor 25 W + NAS a 4 baie 60 W + router 15 W + switch 10 W = 230 W. Con il 30% di margine, 300 W. Un 650 VA con PF 0,6 basta sulla carta ma lavora vicino al limite; un 1000-1200 VA con PF 0,6-0,7 è la scelta tranquilla, e in più allunga l'autonomia perché lavora a metà carico.

Piccolo rack di rete

Server 250 W + NAS 60 W + switch 20 W + router 15 W + videoregistratore 60 W = 405 W. Con il 30% di margine, 530 W. Serve un modello da 1500 VA o più, con fattore di potenza dichiarato e, quasi sempre, in formato rack. Qui la tecnologia conta: un carico di questo tipo giustifica la valutazione di un online a doppia conversione.

Il criterio che accomuna i tre casi: l'UPS scelto lavora stabilmente intorno al 70-80% della propria potenza massima, non al limite. È la condizione che protegge dai picchi e che allunga l'autonomia reale.

Quanta autonomia serve e perché non si compra con i VA

Un UPS più potente non dura automaticamente di più: l'autonomia dipende dalla capacità delle batterie e dal carico effettivo, e non è lineare. A metà del carico nominale l'autonomia è più che doppia rispetto al pieno carico, ed è il motivo per cui i produttori pubblicano tabelle di autonomia al 50% e al 100% di carico invece di un solo numero.

La domanda giusta non è «quanti minuti?» ma «quanti minuti servono?»:

  • per un PC da ufficio bastano pochi minuti, il tempo di salvare e spegnere;
  • per un NAS o un piccolo server servono i minuti necessari allo spegnimento controllato, che va comandato via cavo dati;
  • per restare operativi durante tutto un blackout lungo l'UPS non è lo strumento adatto: serve un gruppo elettrogeno.

Chi ha già un UPS e scopre che i minuti non bastano trova le strade praticabili — moduli batteria aggiuntivi o taglia superiore — nella guida su quando conviene raddoppiare l'autonomia.

Il cavo dati e lo spegnimento automatico

È la parte che quasi tutti saltano, e senza la quale metà dell'investimento è sprecato. Un UPS senza collegamento dati regge il carico finché la batteria tiene e poi si spegne di colpo: esattamente ciò che si voleva evitare per un NAS o un server.

  • USB o RS-232: il collegamento standard verso un PC o un NAS. Il software del produttore, o il servizio già integrato nei sistemi operativi dei NAS, riceve l'allarme e avvia lo spegnimento pulito a una soglia impostata.
  • Scheda di rete e SNMP: sui modelli da rack, permette di far spegnere più macchine diverse e di monitorare l'UPS da remoto.
  • Contatti puliti: su alcuni modelli industriali, per segnalare lo stato a un sistema esterno.

Due verifiche prima di comprare: che il cavo sia incluso (non sempre lo è) e che il NAS o il server in uso supportino quel modello. Sul resto dell'infrastruttura da proteggere, il quadro è in memorie e dispositivi di archiviazione e, per gli ambienti con più macchine, in workstation per le aziende.

Che cosa non collegare a un UPS e a quale presa

  • Stampanti laser: il fusore assorbe picchi di corrente molto elevati all'accensione e manda l'UPS in sovraccarico. Vanno su una presa di rete, mai sull'uscita a batteria.
  • Stufette, ventilatori, macchine del caffè e qualunque carico resistivo: stesso motivo.
  • Un secondo UPS o una ciabatta con protezione da sovratensione a monte: le protezioni in cascata possono interferire fra loro.
  • Aspirapolvere e utensili con motore: lo spunto è molto superiore al consumo dichiarato.

Attenzione poi alle prese: molti UPS hanno alcune prese con batteria e altre solo protette da sovratensione, marcate diversamente sul retro. Collegare il PC alla presa sbagliata è un errore che si scopre al primo blackout, ed è anche il primo posto da guardare quando l'autonomia sembra inspiegabilmente bassa.

Dove installare il gruppo di continuità: rumore, calore, spazio

Un UPS va messo dove può respirare: le feritoie non vanno ostruite, e non va chiuso in un mobile senza ricambio d'aria. La temperatura è la variabile che più accorcia la vita delle batterie, e un apparecchio infilato dietro un mobile lavora sempre più caldo di uno in un punto ventilato.

Contano anche due aspetti pratici che non compaiono nelle schede: il rumore della ventola, che sugli online è continuo e sotto una scrivania diventa fastidioso, e il peso, che su un modello da 1500 VA in su è considerevole — un ripiano qualsiasi non basta. Nei modelli da rack va verificata anche la profondità dell'armadio, perché un UPS è più profondo di uno switch.

Batterie: durata, test e sostituzione

La quasi totalità degli UPS da ufficio usa batterie al piombo ermetico (VRLA/AGM) da 12 V, con vita utile tipica di 3-5 anni in condizioni normali. Il caldo la accorcia, e ogni ciclo di scarica-ricarica ne consuma una parte.

La perdita di capacità è graduale: l'UPS continua a funzionare, ma l'autonomia crolla. Per questo servono due abitudini: eseguire il test periodico (quasi tutti i modelli ne hanno uno da pannello o da software) e annotare la data di installazione sulla scocca. I segnali di fine vita, la procedura di sostituzione e lo smaltimento sono nella guida su batterie di ricambio per UPS: quando sostituirle.

Le batterie esauste sono rifiuto pericoloso e vanno conferite negli appositi canali di raccolta, mai nell'indifferenziata; lo stesso vale per l'UPS a fine vita, che rientra fra le apparecchiature elettriche ed elettroniche, come spiega la guida su smaltimento dei vecchi PC e RAEE.

Errori di dimensionamento più comuni

  • Confrontare i VA con i watt del carico: sono grandezze diverse, e il confronto va fatto sui watt.
  • Sommare la potenza degli alimentatori invece del consumo reale in esercizio.
  • Dimenticare il margine, e ritrovarsi in sovraccarico appena si aggiunge un monitor.
  • Collegare la stampante laser all'uscita a batteria.
  • Non comprare o non collegare il cavo dati, rendendo impossibile lo spegnimento automatico.
  • Chiudere l'UPS in un mobile, accorciando la vita delle batterie con il calore.
  • Comprare autonomia invece di potenza (o viceversa): sono due dimensionamenti distinti, e vanno fatti entrambi.

Quanto costa un gruppo di continuità nel catalogo initpc

Il prezzo di un UPS dipende dalla potenza dichiarata, dalla tecnologia (un online costa molto più di un line-interactive a parità di VA), dal formato (rack o tower) e dalla presenza di scheda di rete e display. La fascia bassa copre la protezione di una postazione singola; la fascia alta corrisponde ai modelli online e ai rack per server, dove il costo del fermo è molto superiore a quello dell'apparecchio.

Tipo Prezzo più basso Prezzo tipico Fascia alta In stock Fascia
UPS line-interactive da scrivania 158,31 € 694,67 € 1308,88 € 8 ███·········
UPS online a doppia conversione 310,31 € 2581,50 € 2581,50 € 2 ████████████
Gruppo di continuità 133,22 € 986,00 € 1037,96 € 6 █████·······

Prezzi del catalogo initpc rilevati a settembre 2026, solo prodotti disponibili; i listini cambiano nel tempo.

Tutti i modelli e gli accessori sono nella categoria Gruppi di continuità dello shop. Per il resto della postazione da proteggere, la guida ai componenti informatici; tutte le guide del reparto stanno sotto il cappello Informatica.

Glossario delle sigle che compaiono nelle schede

  • VA (voltampere): potenza apparente, il limite elettrico dell'apparecchio.
  • W (watt): potenza attiva, quella realmente erogabile al carico.
  • PF (fattore di potenza): il rapporto fra watt e VA dichiarati dall'UPS.
  • AVR (Automatic Voltage Regulation): il regolatore che corregge cali e picchi di tensione senza passare a batteria.
  • VFD, VI, VFI: le tre categorie della norma IEC 62040-3, dalla meno alla più indipendente dalla rete.
  • VRLA / AGM: batteria al piombo ermetica, il tipo usato nella quasi totalità degli UPS da ufficio.
  • Onda sinusoidale pura: forma d'onda in uscita in batteria, necessaria per gli alimentatori con PFC attivo.
  • PFC attivo: correzione del fattore di potenza negli alimentatori dei PC moderni.
  • SNMP: protocollo di monitoraggio in rete, usato dalle schede di gestione dei modelli da rack.
  • Runtime: l'autonomia in minuti a un dato carico, sempre dichiarata al 50% e al 100%.

Domande frequenti

Quanti VA servono per un PC da ufficio?

Somma i watt di PC e monitor, in genere 100-180 W complessivi, aggiungi il 30% e dividi per il fattore di potenza dell'UPS. Nella pratica un modello da 650-850 VA copre PC e monitor; aggiungendo NAS e apparati di rete si sale a 1000-1500 VA.

La differenza fra VA e watt conta davvero?

Sì, ed è la prima causa di acquisti sbagliati. Due UPS da 1000 VA possono erogare 600 W o 900 W a seconda del fattore di potenza. Il carico si confronta sempre con i watt dichiarati: i VA servono solo a identificare il modello.

L'UPS protegge dai fulmini?

Protegge dalle sovratensioni di rete entro i limiti dichiarati, non da una fulminazione diretta. Per le linee dati serve una protezione dedicata, e per l'edificio un impianto di protezione contro i fulmini: sono tre livelli di difesa diversi e non sostituibili l'uno con l'altro.

Posso lasciare l'UPS sempre acceso?

Sì, è il suo modo di funzionamento normale, e anzi tenerlo spento fa invecchiare le batterie senza manutenzione di carica. Se resta inutilizzato a lungo va comunque ricaricato periodicamente, perché una batteria al piombo si scarica lentamente anche da spenta.

Perché l'UPS suona anche se la corrente c'è?

I motivi più comuni sono tre: batteria a fine vita segnalata dall'autotest, sovraccarico sull'uscita, oppure tensione di rete fuori tolleranza che fa intervenire di continuo l'AVR. Il pannello o il software indicano il codice: va letto prima di sostituire qualsiasi cosa.

Meglio un UPS grande o due piccoli?

Due UPS separati per due gruppi di carichi indipendenti — per esempio la postazione e il rack di rete — riducono il rischio di far cadere tutto per un solo guasto e semplificano il dimensionamento. Un unico UPS grande ha senso quando i carichi sono già concentrati in un solo punto.

Serve un UPS per un PC che fa solo navigazione e posta?

Dipende dalla qualità della rete elettrica e da quanto costa perdere il lavoro in corso. Dove i micro-cali sono frequenti, un line-interactive economico evita riavvii e protegge l'alimentatore; dove la rete è stabile e il lavoro è tutto su servizi online salvati in continuo, la spesa è meno giustificata di una buona ciabatta con protezione da sovratensione.

Che differenza fa collegare il cavo USB dell'UPS?

Tutta la differenza per NAS e server. Senza il cavo dati l'UPS regge il carico e poi si spegne di colpo, con il rischio di corrompere i dati in scrittura. Con il cavo collegato e il software attivo, il sistema riceve l'allarme e si spegne in modo pulito prima che la batteria si esaurisca.

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Aggiornate il 9 set 2026

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