Monouso e stoviglie

Piatti e stoviglie monouso: materiali, normativa SUP, compostabili

Piatti monouso: cosa vieta la normativa SUP, materiali ammessi (polpa, cartoncino, PLA), compostabile EN 13432, resistenza al caldo, misure e prezzi.

Pubblicato il aggiornato il 19 min di letturadi initpc

Piatti e stoviglie monouso: materiali, normativa SUP, compostabili

La risposta breve: dal 14 gennaio 2022 i piatti monouso in plastica tradizionale non si possono più vendere in Italia (D.Lgs. 196/2021, che recepisce la direttiva SUP); si comprano piatti in polpa di cellulosa (la scelta più economica e versatile, anche per cibi caldi), in cartoncino (più rigido, con rivestimento che deve essere compostabile se si vuole conferirlo nell'organico) o in bioplastica PLA/CPLA certificata EN 13432 (per posate e bicchieri più che per i piatti). Un piatto è davvero compostabile solo se l'etichetta cita la norma EN 13432; «eco», «green» e «biodegradabile» da soli non garantiscono nulla.

Questa guida è la guida di riferimento del cluster «monouso e stoviglie» di initpc. Spiega cosa vieta e cosa permette la normativa, quali materiali esistono e come si comportano con cibi caldi, unti e liquidi, cosa garantisce la certificazione di compostabilità, quali misure e formati scegliere, cosa dice la normativa sul contatto con gli alimenti (MOCA e PFAS), quale piatto serve per sagra, mensa, ufficio, catering e casa, dove si buttano dopo l'uso, gli errori più comuni e i prezzi reali del catalogo. Le guide di dettaglio su bicchieri, posate, tovaglie e tovaglioli e sul calcolo delle quantità per gli eventi sono collegate nei punti giusti.

Cosa prevede la normativa SUP sui piatti monouso in plastica?

La direttiva (UE) 2019/904, detta SUP (Single-Use Plastics, plastiche monouso), è stata recepita in Italia con il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 196, in vigore dal 14 gennaio 2022: vieta l'immissione sul mercato di piatti, posate, cannucce, agitatori, bastoncini cotonati, aste per palloncini e contenitori per alimenti e bevande in polistirene espanso, tutti in plastica monouso, oltre a qualsiasi prodotto in plastica oxo-degradabile.

Il divieto e la definizione di plastica

La direttiva definisce «plastica» in modo ampio: comprende anche i polimeri di origine vegetale e quelli chimicamente modificati, quindi anche l'acido polilattico (PLA) rientrerebbe, in linea di principio, fra i materiali vietati per i prodotti elencati. Il divieto colpisce il prodotto monouso, non il materiale in sé: un piatto in plastica rigida pensato per essere lavato e riutilizzato non è toccato.

L'eccezione italiana per i prodotti compostabili

Il decreto italiano, all'articolo 5, esclude dal divieto i prodotti realizzati in plastica biodegradabile e compostabile certificata secondo la norma UNI EN 13432, purché contengano una quota minima di materia prima rinnovabile: almeno il 40 per cento al momento dell'entrata in vigore e almeno il 60 per cento dal 1° gennaio 2024. È una scelta contestata dalla Commissione europea, ma è la norma in vigore in Italia ed è il motivo per cui in commercio si trovano ancora posate e piatti «in plastica» monouso, purché certificati compostabili e con il contenuto rinnovabile richiesto.

Cosa resta ammesso senza condizioni

Restano fuori dal divieto i piatti e i vassoi in polpa di cellulosa e in cartoncino (non sono plastica, anche se possono avere un rivestimento), i bicchieri in plastica diversi dal polistirene espanso (per i quali la direttiva prevede riduzione del consumo e marcatura, non divieto), i contenitori per alimenti diversi dal polistirene espanso e tutti gli articoli riutilizzabili. Per i bicchieri, che seguono regole proprie, la guida dedicata è bicchieri monouso: plastica, carta o compostabili dopo la SUP.

Quali materiali esistono per piatti e stoviglie monouso e come si comportano?

Tre famiglie coprono quasi tutto il mercato: la polpa di cellulosa (da fibra di legno vergine, riciclata o da canna da zucchero), il cartoncino con o senza rivestimento e le bioplastiche PLA e CPLA; il legno e la foglia di palma sono nicchie per il catering di immagine. Ognuna ha un comportamento diverso con il caldo, l'unto e i liquidi.

Materiale Come è fatto Resistenza al caldo Resistenza a unto e liquidi Rigidità Compostabile Prezzo relativo
Polpa di cellulosa (fibra vergine o riciclata) pasta di cellulosa stampata a caldo buona, regge cibi appena cotti; molti prodotti dichiarati per microonde a tempi brevi buona sull'unto, media sui liquidi a lungo media, migliora con lo spessore sì per natura, con certificazione EN 13432 se dichiarata basso
Polpa di canna da zucchero (bagassa) fibra residua della lavorazione dello zucchero ottima, di norma dichiarata fino a 100 gradi e per microonde ottima, anche con sughi e liquidi alta sì, di norma certificata EN 13432 medio
Cartoncino non rivestito cartoncino vergine pressato, spesso goffrato media scarsa con liquidi, l'unto passa in minuti alta se spesso (da 250 grammi al metro quadro in su) sì, se privo di rivestimenti basso
Cartoncino rivestito in polietilene (PE) cartoncino con film plastico buona ottima alta no, il film non è compostabile; va nell'indifferenziato o secondo le regole locali basso
Cartoncino rivestito in bioplastica (PLA o dispersione acquosa) cartoncino con barriera compostabile buona ottima alta sì, se certificato EN 13432 nel suo insieme medio
PLA (acido polilattico) bioplastica da amido di mais o canna, trasparente o opaca scarsa, si deforma sopra i 50 gradi circa ottima media sì, con certificazione EN 13432 e quota rinnovabile medio
CPLA (PLA cristallizzato, caricato) PLA con carbonato di calcio, opaco buona, dichiarata fino a circa 85 gradi ottima alta sì, con certificazione e quota rinnovabile medio
Legno (betulla, pioppo) e foglia di palma materiale naturale pressato ottima buona alta sì, se privi di trattamenti alto

La polpa di cellulosa è il materiale di default

Per piatti piani, fondi e vassoi la polpa di cellulosa è la scelta di partenza: costa poco, regge cibi caldi e unti per la durata di un pasto, si conferisce nell'organico dove il prodotto è certificato e non pone problemi normativi. I limiti sono la tenuta ai liquidi molto caldi a lungo (una zuppa lasciata mezz'ora) e l'assorbimento di sughi acquosi, che ammorbidiscono il piatto.

Il cartoncino serve dove conta la rigidità

I piatti in cartoncino pesante (linea bistrot, kraft) reggono meglio il peso di un piatto pieno tenuto in mano, tipico dei buffet in piedi e delle sagre; la scelta fra rivestito e non rivestito dipende dal cibo (l'unto passa il cartoncino nudo) e dallo smaltimento (il rivestimento in polietilene esclude l'organico). La stessa logica vale per bicchieri e coppette in cartoncino.

PLA e CPLA sono la strada per le posate, non per i piatti

Le bioplastiche servono dove serve rigidità e trasparenza, cioè posate, bicchieri e coperchi; per i piatti hanno costo più alto e nessun vantaggio rispetto alla polpa, salvo l'estetica «plastica» di alcuni cocktail e catering. La differenza fra PLA e CPLA, e la scelta fra legno e bioplastica per le posate, è nella guida sulle posate monouso in legno, plastica riciclata o compostabili.

Cosa significa davvero «compostabile» secondo la norma EN 13432?

Un imballaggio o un articolo è compostabile secondo la norma europea EN 13432 (in Italia UNI EN 13432) se supera quattro prove in un impianto di compostaggio industriale: biodegradazione di almeno il 90 per cento in sei mesi, disintegrazione (almeno il 90 per cento del materiale ridotto a frammenti sotto i 2 millimetri in dodici settimane), assenza di metalli pesanti e altre sostanze oltre soglia, e assenza di effetti negativi sulla qualità del compost finale (prova di ecotossicità). La norma gemella UNI EN 14995 riguarda le materie plastiche in generale, non solo gli imballaggi.

Cosa cercare in etichetta

  • Il riferimento esplicito alla EN 13432 (o UNI EN 13432), non solo parole come «eco», «green», «bio», «naturale».
  • Un marchio di certificazione rilasciato da un ente terzo: in Italia il più diffuso è il «seme germogliante» (Seedling) di European Bioplastics, gestito da TÜV Austria; esistono anche OK compost INDUSTRIAL (TÜV Austria) e i marchi del Consorzio Italiano Compostatori (CIC).
  • Il codice del certificato, che permette la verifica sul sito dell'ente.

Biodegradabile non vuol dire compostabile

«Biodegradabile» indica solo che il materiale viene decomposto da microrganismi, senza dire in quanto tempo e in quali condizioni: un prodotto può essere biodegradabile in anni e non compostabile in un ciclo industriale di settimane. «Compostabile» è la qualifica stretta e verificata. «Home compostable» (OK compost HOME) è una terza qualifica, per il compostaggio domestico a temperature più basse, rara sui piatti.

Quale piatto monouso per cibi caldi, unti o liquidi?

Per i primi con sugo e i secondi caldi serve polpa di cellulosa o bagassa di spessore adeguato; per il fritto e i cibi unti serve una barriera (bagassa, cartoncino rivestito o polpa con trattamento dichiarato); per zuppe e brodi servono ciotole fonde in bagassa o cartoncino rivestito; per dolci e frutta basta il cartoncino leggero o la polpa sottile. Il PLA puro si deforma con il caldo e va escluso per i cibi caldi.

Cibo Materiale consigliato Da evitare Nota
Pasta e risotti con sugo polpa di cellulosa fonda o bagassa cartoncino non rivestito, PLA il sugo acquoso ammorbidisce la polpa sottile oltre i 20-30 minuti
Carne, secondi caldi polpa piana o bagassa PLA il coltello segna la polpa sottile: scegliere spessore alto
Fritti, cibi unti bagassa o cartoncino rivestito cartoncino nudo l'unto passa il cartoncino nudo in pochi minuti
Zuppe, brodi, minestre ciotola in bagassa o cartoncino rivestito con coperchio polpa sottile, PLA verificare la dichiarazione per liquidi caldi
Pizza al taglio, focacce cartoncino kraft o vassoio in polpa nulla in particolare il formato quadrato o rettangolare riduce lo spreco
Insalate, buffet freddo polpa sottile, cartoncino, PLA trasparente nulla qui il PLA è ammesso, se certificato
Dolci, frutta, aperitivo piatto da dessert in polpa o cartoncino colorato nulla il cartoncino colorato deve essere idoneo al contatto con alimenti
Microonde bagassa e polpa se dichiarate dal produttore cartoncino rivestito in PE, PLA scaldare per tempi brevi, senza coperchio non dichiarato

Quali misure e formati scegliere per i piatti monouso?

Il diametro standard dei piatti monouso segue quello dei piatti da tavola: piano intorno a 21-23 centimetri, fondo 18-20, dessert o frutta 17-18; i vassoi ovali e rettangolari da 25-32 centimetri servono per pizza, grigliate e buffet, le coppette da 8-12 centimetri per salse e dessert.

Formato Misura tipica Uso Quanti per persona a un pasto completo
Piatto piano diametro 21-23 centimetri secondi, pizza al piatto, buffet 1
Piatto fondo o ciotola diametro 18-20 centimetri, con bordo alto primi con sugo, zuppe, insalate 1
Piatto dessert o frutta diametro 17-18 centimetri dolce, frutta, aperitivo, pane 1
Vassoio ovale maxi 25×32 centimetri circa grigliate, fritti misti, pizza al taglio 1 ogni 2-4 persone
Vassoio rettangolare o quadrato 20-28 centimetri di lato pizza, panini, porzioni da asporto 1
Coppetta diametro 8-12 centimetri salse, macedonia, gelato 1-2
Piatto a scomparti diametro 22-26 centimetri, 2-3 vani mense scolastiche, pasti completi in un piatto 1 (sostituisce piano e dessert)

Le confezioni vanno da 15-25 pezzi per la casa a 50-100 per la ristorazione, in cartoni da più confezioni per gli eventi. Per stimare le quantità per una sagra o un evento aziendale, con i coefficienti di ricambio e di scorta, la guida dedicata è monouso per eventi grandi: quanti pezzi calcolare.

Cosa dice la normativa sul contatto con gli alimenti: MOCA e PFAS

Ogni piatto monouso è un materiale a contatto con gli alimenti (MOCA) e deve rispettare il Regolamento (CE) 1935/2004: idoneità al contatto, simbolo del bicchiere con la forchetta o la dicitura «per alimenti», tracciabilità e dichiarazione di conformità del produttore. Per le plastiche, comprese le bioplastiche, si applica anche il Regolamento (UE) 10/2011 sui limiti di migrazione; per carta e cartone in Italia vale il decreto ministeriale 21 marzo 1973 e successive modifiche.

I PFAS nei piatti in polpa e cartoncino

Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) sono state usate a lungo come trattamento antiunto e antiacqua della polpa e del cartoncino; sono persistenti nell'ambiente e nell'organismo. Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio ne limita la presenza negli imballaggi a contatto con alimenti sopra soglie molto basse, con applicazione dal 12 agosto 2026; diversi produttori (per esempio la linea Dopla Green in polpa, presente nel catalogo initpc) dichiarano già i prodotti «PFAS free». Per chi acquista per mense, scuole e ristorazione la dicitura in scheda tecnica è un criterio di scelta, non un dettaglio.

La dichiarazione di conformità

Chi somministra alimenti (bar, mense, catering, sagre con somministrazione) deve poter esibire la dichiarazione di conformità MOCA dei piatti che usa, fornita dal produttore o dal distributore: è un documento da chiedere al fornitore insieme alla scheda tecnica e da conservare con il piano di autocontrollo.

Quale piatto monouso per sagra, mensa, ufficio, catering e casa?

Ogni contesto ha una priorità diversa: la sagra vuole rigidità e prezzo, la mensa scolastica sicurezza e scomparti, l'ufficio praticità e smaltimento semplice, il catering estetica e coerenza con posate e bicchieri, la casa piccoli formati e colore.

Contesto Piatto consigliato Posate e bicchieri coerenti Priorità
Sagra, festa di paese, evento con cibi caldi polpa di cellulosa spessa o bagassa, vassoi maxi per grigliate posate in legno o CPLA, bicchieri in carta rigidità, tenuta al caldo, prezzo per pezzo, tutto nell'organico
Mensa scolastica e aziendale polpa a scomparti o bagassa, PFAS free, con dichiarazione MOCA posate in CPLA o legno, bicchieri in carta sicurezza documentata, un solo piatto per pasto
Ufficio, pausa pranzo, riunioni polpa o cartoncino in confezioni da 20-50 posate in legno, bicchieri in carta praticità, poco ingombro, smaltimento nell'organico
Catering ed eventi aziendali bagassa o cartoncino design, piatti in foglia di palma o legno per l'immagine posate in legno o CPLA, bicchieri in PLA trasparente o carta estetica coerente, tenuta al servizio
Aperitivi e finger food piattini da dessert e coppette in cartoncino o PLA forchettine in legno formato piccolo, quantità alta
Casa, feste per bambini cartoncino colorato o polpa in confezioni da 15-25 posate in legno, bicchieri in carta colore, prezzo, sicurezza alimentare dei colorati
Asporto e delivery vassoi e ciotole in bagassa o cartoncino rivestito con coperchio posate in CPLA in bustina tenuta a liquidi e trasporto

Tovaglie e tovaglioli completano il servizio e seguono criteri di grammatura e resistenza propri, spiegati nella guida su tovaglie e tovaglioli monouso per eventi.

Dove si buttano piatti e stoviglie monouso dopo l'uso?

I piatti in polpa, bagassa, cartoncino non rivestito e bioplastica certificati EN 13432 si conferiscono nell'organico (umido) con i residui di cibo, dove il comune accetta gli imballaggi compostabili; il cartoncino rivestito in polietilene va nell'indifferenziato o secondo le regole del proprio comune; la plastica riutilizzabile, se gettata, nella plastica. In caso di etichetta assente o dubbia, l'indifferenziato è la scelta che non inquina le altre raccolte.

Tre precisazioni pratiche: il piatto sporco di cibo non va nella carta, anche se è di cartoncino; i piatti compostabili non vanno nella plastica, dove sono un contaminante; il compostaggio domestico non è adatto ai piatti certificati solo per il compostaggio industriale, perché la temperatura di un composter da giardino non basta. Le regole variano da comune a comune: la verifica sul sito del gestore locale evita errori.

Quali errori evitare nell'acquisto dei piatti monouso?

  • Comprare kit «in plastica» economici senza certificazione EN 13432: dal 2022 sono fuori norma e il rivenditore risponde della vendita.
  • Fidarsi di «eco», «green» o «biodegradabile» senza il riferimento alla norma.
  • Scegliere il cartoncino nudo per fritti e sughi: l'unto passa.
  • Usare piatti in PLA per cibi caldi: si deformano.
  • Scaldare in microonde piatti non dichiarati per il microonde, in particolare i rivestiti in polietilene.
  • Sottovalutare lo spessore per i secondi con coltello: la polpa sottile si taglia.
  • Buttare i piatti compostabili nella plastica o i rivestiti in PE nell'organico.
  • Comprare per una mensa senza chiedere la dichiarazione di conformità MOCA e la dicitura PFAS free.

Il prezzo dei piatti monouso sale con lo spessore e la rigidità (bagassa e cartoncino pesante), con i trattamenti dichiarati (PFAS free, barriera compostabile), con i formati grandi (vassoi maxi) e con le confezioni professionali da 50-100 pezzi, che però abbassano il costo per pezzo; scende con la polpa sottile e con i formati piccoli. La fascia bassa è adatta a buffet freddi e feste in casa; per cibi caldi e sagre conviene la fascia media, dove lo spessore evita di usare due piatti per porzione.

Tipo Prezzo più basso Prezzo tipico Fascia alta In stock Fascia
Piatti in polpa di cellulosa 4,71 € 11,82 € 17,40 € 13 ███·········
Piatti in cartoncino 10,96 € 13,88 € 17,16 € 7 ███·········
Piatti di carta colorati 10,53 € 10,78 € 10,96 € 4 ███·········
Vassoi monouso 3,11 € 22,56 € 48,87 € 50 ██████······
Bicchieri in carta 2,22 € 11,23 € 13,18 € 15 ███·········

Prezzi del catalogo initpc rilevati a settembre 2026, solo prodotti disponibili; i listini cambiano nel tempo.

Il confronto corretto fra due confezioni è il prezzo per pezzo, e per i cibi caldi il prezzo per porzione servita (un piatto spesso vale due sottili). Piatti, vassoi e ciotole sono nella categoria piatti monouso dello shop; le altre guide per mense, uffici e comunità sono raccolte sotto il cappello Prodotti per comunità.

Glossario

  • SUP: Single-Use Plastics, direttiva (UE) 2019/904 sulle plastiche monouso, recepita in Italia con il D.Lgs. 196/2021.
  • EN 13432: norma europea sui requisiti degli imballaggi recuperabili tramite compostaggio e biodegradazione; UNI EN 13432 nella versione italiana.
  • Polpa di cellulosa: pasta di fibre di legno stampata a caldo; «fibra vergine» se da legno nuovo, «riciclata» se da carta recuperata.
  • Bagassa: fibra residua della canna da zucchero, usata per piatti e ciotole resistenti al caldo.
  • PLA: acido polilattico, bioplastica da amido; trasparente, si deforma con il caldo.
  • CPLA: PLA cristallizzato con carica minerale; opaco, resiste al caldo, usato per le posate.
  • Oxo-degradabile: plastica con additivi che la frammentano in microplastiche; vietata dalla SUP.
  • MOCA: materiali e oggetti a contatto con alimenti, Regolamento (CE) 1935/2004.
  • PFAS: sostanze perfluoroalchiliche, trattamenti antiunto persistenti; limitati dal Regolamento (UE) 2025/40.
  • Seedling / seme germogliante: marchio di certificazione di compostabilità industriale secondo EN 13432.
  • Dichiarazione di conformità: documento del produttore che attesta l'idoneità al contatto alimentare.

Domande frequenti

I piatti in plastica trasparente rigida sono ancora legali?

No, se sono monouso e la plastica non è certificata compostabile EN 13432 con la quota di materia rinnovabile richiesta: rientrano fra i prodotti vietati dal D.Lgs. 196/2021 dal 14 gennaio 2022. Sì, se sono piatti rigidi pensati per essere lavati e riutilizzati, perché il divieto riguarda il monouso e non il materiale.

I piatti in cellulosa si possono mettere nel microonde?

Dipende dal prodotto: molti piatti in polpa e in bagassa sono dichiarati dal produttore per il riscaldamento in microonde per tempi brevi, i cartoncini rivestiti in polietilene e il PLA no. La dichiarazione è in scheda tecnica; senza dichiarazione non si scalda.

Un piatto «biodegradabile» è automaticamente anche compostabile?

No: biodegradabile dice solo che il materiale si decompone per opera di microrganismi, senza tempi e condizioni; compostabile richiede il superamento delle prove della EN 13432 in un impianto industriale entro tempi definiti. Un prodotto compostabile è sempre biodegradabile, non il contrario.

Dove si buttano i piatti monouso compostabili dopo l'uso?

Dipende dal comune, ma di norma nell'organico, insieme ai residui di cibo, se il prodotto riporta la certificazione EN 13432 e non ha parti non compostabili. Nel dubbio, nell'indifferenziato; mai nella plastica né nella carta se sporchi di cibo.

Il piatto in cartoncino con rivestimento va nell'organico?

Dipende dal rivestimento: se è in bioplastica o dispersione acquosa e il piatto è certificato EN 13432 nel suo insieme, sì; se è in polietilene, no, va nell'indifferenziato o secondo le regole locali. Se la scheda non dice di cosa è fatto il rivestimento, si tratta come non compostabile.

Quanti piatti servono per una sagra o una festa?

Dipende dal menù e dalla durata, ma la regola pratica è un piatto per portata servita per persona, più una scorta del 10-20 per cento per rotture e secondi giri; con un primo, un secondo e un dolce servono tre piatti a persona. Il metodo di calcolo completo, con bicchieri, posate e tovaglioli, è nella guida sul monouso per eventi grandi.

I piatti monouso in polpa reggono il coltello?

Dipende dallo spessore: la polpa spessa e la bagassa reggono il taglio di una bistecca per la durata del pasto; la polpa sottile da buffet si incide e si piega. Per i secondi con coltello conviene la fascia media, che evita di raddoppiare i piatti.

Il piatto in foglia di palma o in legno è migliore di quello in polpa?

Dipende da cosa si cerca: sono più rigidi, resistono al caldo e fanno figura nei catering, ma costano diverse volte la polpa e non aggiungono nulla sul piano normativo o ambientale, perché anche la polpa certificata va nell'organico. Per mense, sagre e uffici la polpa resta la scelta razionale.

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